domenica 30 settembre 2012

Le fonti del riso (22 settembre 2012)

La storia 

Le risaie sono belle tre volte all'anno.
A maggio, quando la campagna diventa laguna, e se atterri a Malpensa in una giornata di sole la pianura sembra reduce dal diluvio universale.
A giugno, quando la peluria del riso sul filo dell'acqua si distende con un verde bello e impossibile, che puoi girare tutti i colorifici del mondo e non lo trovi.
E a settembre, quando il riso maturo piega il capo in attesa di diventare messe e risotto. A settembre la laguna è sparita e pare che Van Gogh abbia versato sulla terra l'intero stock del colore usato per i suoi campi di grano quando era in vita, perché la pianura è un lenzuolone d'oro così brillante da guardarlo con gli occhiali da sole anche durante un temporale.

Acqua in oro. È un trucco da alchimista quello che gioca la natura. Rubare l'acqua ai fiumi per trasformarla in distese d'oro. Le acque prese in prestito dal Po e dal Ticino sono state indirizzate lungo quattro arterie artificiali, i canali Cavour e Regina Elena, e i Diramatori Quintino Sella e Alto Novarese. Da qui innervano questa parte d'Italia con una rete di canali e rogge dove saltellano rane e rospi e crescono i chiodini in autunno.
Per questo giro fra canali e risaie attorno a Novara partiamo con la consueta solerzia, alle 15:30. Il Ciccio tutto gasato che cavalca la mountain bike della sorella e va finalmente per sterrate vere, quelle con i sassi e le buche.
La prima parte del tragitto è tutta lungo il Canale Cavour, da Vignale a Galliate, passando per le confluenze con il Diramatore Quintino Sella e il Canale Regina Elena, entrambe a Veveri.

Qui Franci si cimenta nella sua prima discesa mozzafiato: una rampetta di un paio di metri fuori strada con curva stretta a destra per evitare l'altrimenti inevitabile tuffo nel Canale Cavour.
Franci è dotato di due qualità: la cocciutaggine e la prudenza. Entrambe in dosi da elefante. Grandi doti che, però, in questi casi lo portano allo stallo. Dopo avere aspettato un po' più avanti, torno sulle mie ruote per trovarlo incatramato a mezza discesa con il terrore e l'incazzatura dipinti sul volto. Non c'è verso di schiodarlo da quella posizione.

Ma ecco l'idea: mi avvicino suadente, tranquillizzante, lo riporto sulla cima della discesa e gli dico: “Tranquillo, non c'è problema. La cosa peggiore che ti può succedere è di finire nel canale, nel qual caso mi butto e vengo a prenderti”.
La fiducia dei figli nei genitori può essere sconfinata. Secondo me lui si immagina SuperPapà con la tuta di Super Pippo e il mantello che, con un soffio, prosciuga il canale e lo tira fuori ancora in groppa alla bicicletta bello asciutto, come nei fumetti. Tutto sommato finire nel canale potrebbe anche essere divertente. Si sblocca come per magia e si fionda in discesa curvando a gomito con derapata della ruota posteriore. Io nella mia testa provo a immaginare che farei se finisse a picchio nell'acqua, ma non trovo scenari particolarmente tranquillizzanti. Un paio di secondi dopo tutto è a posto, il Ciccio bello contento di aver saputo governare la bici in discesa mentre io ringrazio tutte le divinità a me note, che non si sa mai.
Mentre proseguiamo con l'acqua e il riso ai nostri lati faccio due pensieri: il primo è che questa campagna, che ho sempre snobbato in favore di paesaggi da me ritenuti più “chic” (montagne, alpeggi, mare aperto), è bella, se vista dalla giusta prospettiva. E due ruote a pedali sono un'ottima prospettiva. Il secondo è che questi chicchi di riso che ci sfilano accanto ancora imbozzolati nelle loro spighe finiranno fra qualche tempo sulla tavola di qualcuno, magari in Ungheria o Lituania. Sì, perché le regole assurde del mercato dei nostri tempi fanno sì che se tu vivi a Novara ti devi mangiare il riso prodotto magari in Vietnam mentre il tuo se ne va fuori confine, chissà magari in Cina fra i bastoncini di qualche contadino che ritorna a casa dopo aver mondato la sua risaia dalle erbacce.
Il giro prosegue oltre Galliate, attraverso Romentino e Trecate per poi infilarsi lungo la Provinciale verso Olengo. Tengo il passo lesto e rientriamo nella metropoli novarese che il cielo si annuvola e il crepuscolo avanza in quest'ultima sera di un'estate di cui sento già la nostalgia.
Prima di chiudere alcune note doverose sulla nostra professionalità cicloturistica. Tralascio i dettagli della mia attrezzatura di navigazione di cui racconterò più avanti e mi concentro su quella riparatoria. Se vai in bici devi considerare l'eventualità di forare, per cui devi essere preparato. Se ti fai trovare impreparato, sei un pivello.
E io non mi lascio certo fregare: tre camere d'aria della giusta dimensione, materiale per la riparazione. La totale assenza di una pompa per gonfiare le gomme dopo la riparazione, di chiavi per regolare eventuali bulloni e di un portafogli per prendere eventualmente l'autobus per tornare a casa sono dettagli trascurabili, ci penseremo le prossime volte. Mica si può fare tutto subito, o no?

La strada

Tragitto: ad anello (Novara-Veveri-Vignale-Galliate-Romentino-Trecate-Olengo-Novara)
Lunghezza: 36,6 km
Dislivello: irrilevante
Clicca qui per traccia GPS

martedì 25 settembre 2012

Il primo passo

Qualunque viaggio ce l'ha. 

Il primo passo, quello slancio a derivata infinita che trasforma la realtà da una cosa a un'altra, che muove l'immobile, regala nuove prospettive, ti soprende con un nuovo pezzo di te.

Quanti saranno i primi passi dall'inizio dell'homo sapiens? Milioni, miliardi, fantastiliardi? Questo è uno di più.

Il primo post. Il primo passo. Il primo giro di pedali. La destinazione, per ora, è un sogno, ma il primo passo ne stacca gli ormeggi per traghettarlo verso la dimensione di un progetto. Non piccolo, grande. Non normale, pazzo. Non consueto, inaspettato.

Vogliamo raccontarlo qui, questo viaggio, e scoprirlo a poco a poco perché ora, forse, neppure noi ci crediamo ancora. Ma forse un po' sì. E allora ci esponiamo.

È un viaggio a due ruote, e per iniziarlo molti altri ne dovremo intraprendere di piccoli, quasi insignificanti, gocce microscopiche e ostinate che apriranno, si spera, la strada verso un punto di arrivo: la partenza. Quella vera.
.
Di giri in bici racconteremo e di storie dove ce ne saranno. Del sogno parleremo con calma, mano a mano che prenderà forma oppure si dissolverà, rivelandoci di essere ciò che già sappiamo: bambini ingenui di mezza e passa età.