La storia
Le risaie sono belle tre volte
all'anno.
A maggio, quando la campagna diventa
laguna, e se atterri a Malpensa in una giornata di sole la pianura
sembra reduce dal diluvio universale.
A giugno, quando la peluria del riso
sul filo dell'acqua si distende con un verde bello e impossibile, che
puoi girare tutti i colorifici del mondo e non lo trovi.
E a settembre, quando il riso maturo
piega il capo in attesa di diventare messe e risotto. A settembre la
laguna è sparita e pare che Van Gogh abbia versato sulla terra
l'intero stock del colore usato per i suoi campi di grano quando era
in vita, perché la pianura è un lenzuolone d'oro così brillante da
guardarlo con gli occhiali da sole anche durante un temporale.
Acqua in oro. È un trucco da
alchimista quello che gioca la natura. Rubare l'acqua ai fiumi per
trasformarla in distese d'oro. Le acque prese in prestito dal Po e
dal Ticino sono state indirizzate lungo quattro arterie artificiali,
i canali Cavour e Regina Elena, e i Diramatori Quintino Sella e Alto
Novarese. Da qui innervano questa parte d'Italia con una rete di
canali e rogge dove saltellano rane e rospi e crescono i chiodini in
autunno.
Per questo giro fra canali e risaie
attorno a Novara partiamo con la consueta solerzia, alle 15:30. Il
Ciccio tutto gasato che cavalca la mountain bike della sorella e va
finalmente per sterrate vere, quelle con i sassi e le buche.
La prima parte del tragitto è tutta
lungo il Canale Cavour, da Vignale a Galliate, passando per le
confluenze con il Diramatore Quintino Sella e il Canale Regina Elena,
entrambe a Veveri.
Qui Franci si cimenta nella sua prima
discesa mozzafiato: una rampetta di un paio di metri fuori strada con
curva stretta a destra per evitare l'altrimenti inevitabile tuffo nel
Canale Cavour.
Franci è dotato di due qualità: la
cocciutaggine e la prudenza. Entrambe in dosi da elefante. Grandi
doti che, però, in questi casi lo portano allo stallo. Dopo avere
aspettato un po' più avanti, torno sulle mie ruote per trovarlo
incatramato a mezza discesa con il terrore e l'incazzatura dipinti
sul volto. Non c'è verso di schiodarlo da quella posizione.
Ma ecco l'idea: mi
avvicino suadente, tranquillizzante, lo riporto sulla cima della
discesa e gli dico: “Tranquillo, non
c'è problema. La cosa peggiore che ti può succedere è di finire
nel canale, nel qual caso mi butto e vengo a prenderti”.
La fiducia
dei figli nei genitori può essere sconfinata. Secondo me lui si
immagina SuperPapà con la tuta di Super Pippo e il mantello che, con
un soffio, prosciuga il canale e lo tira fuori ancora in groppa alla
bicicletta bello asciutto, come nei fumetti. Tutto sommato finire nel
canale potrebbe anche essere divertente. Si sblocca come per magia e
si fionda in discesa curvando a gomito con derapata della ruota
posteriore. Io nella mia testa provo a immaginare che farei se
finisse a picchio nell'acqua, ma non trovo scenari particolarmente
tranquillizzanti. Un paio di secondi dopo tutto è a posto, il Ciccio
bello contento di aver saputo governare la bici in discesa mentre io
ringrazio tutte le divinità a me note, che non si sa mai.
Mentre
proseguiamo con l'acqua e il riso ai nostri lati faccio due pensieri:
il primo è che questa campagna, che ho sempre snobbato in favore di
paesaggi da me ritenuti più “chic” (montagne, alpeggi, mare
aperto), è bella, se vista dalla giusta prospettiva. E due ruote a
pedali sono un'ottima prospettiva. Il secondo è che questi chicchi
di riso che ci sfilano accanto ancora imbozzolati nelle loro spighe
finiranno fra qualche tempo sulla tavola di qualcuno, magari in
Ungheria o Lituania. Sì, perché le regole assurde del mercato dei
nostri tempi fanno sì che se tu vivi a Novara ti devi mangiare il
riso prodotto magari in Vietnam mentre il tuo se ne va fuori confine,
chissà magari in Cina fra i bastoncini di qualche contadino che
ritorna a casa dopo aver mondato la sua risaia dalle erbacce.
Il giro
prosegue oltre Galliate, attraverso Romentino e Trecate per poi
infilarsi lungo la Provinciale verso Olengo. Tengo il passo lesto e
rientriamo nella metropoli novarese che il cielo si annuvola e il
crepuscolo avanza in quest'ultima sera di un'estate di cui sento già
la nostalgia.
Prima di
chiudere alcune note doverose sulla nostra professionalità
cicloturistica. Tralascio i dettagli della mia attrezzatura di
navigazione di cui racconterò più avanti e mi concentro su quella
riparatoria. Se vai in bici devi considerare l'eventualità di
forare, per cui devi essere preparato. Se ti fai trovare impreparato,
sei un pivello.
E io non
mi lascio certo fregare: tre camere d'aria della giusta dimensione,
materiale per la riparazione. La totale assenza di una pompa per
gonfiare le gomme dopo la riparazione, di chiavi per regolare
eventuali bulloni e di un portafogli per prendere eventualmente
l'autobus per tornare a casa sono dettagli trascurabili, ci penseremo
le prossime volte. Mica si può fare tutto subito, o no?
La strada
Tragitto: ad anello (Novara-Veveri-Vignale-Galliate-Romentino-Trecate-Olengo-Novara)Lunghezza: 36,6 km
Dislivello: irrilevante
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