La storia
Ci chiamavamo Only for Friends. Ed era un nome azzeccatissimo, perché gli unici che venissero consapevolmente a sentirci erano la famiglia, i parenti stretti e pochi amici fidati. Per forza, vista la ricetta dei nostri brani che era semplice ma un po' indigesta: prendi due o tre linee di basso, le suoni alternate fino a schiantare, dai 15 ai 25 minuti, e ci improvvisi sopra a turno con le chitarre, la tastiera e la batteria. Il tutto ben condito da tempi dispari e stop brutali alla che cazzo succede? (li definivamo davvero così). Valeva quasi tutto, tranne il cantare, che era fermamente vietato per motivi quasi religiosi.![]() |
| Retrovisione |
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| Canale Cavour e Monte Rosa |
Il concerto più paradossale l'abbiamo tenuto a Cologno Monzese un pomeriggio di luglio dell'86. Erano le 15, ci saranno stati 50 gradi (il palco non aveva copertura) e giocava l'Italia ai mondiali di calcio. Suonammo per 6 persone: il mixerista, la mia dolce metà e i quattro sfigati del gruppo successivo.
Cesare, il batterista, classe '53, era il leader indiscusso del gruppo e il principale compositore dei brani, che ci faceva ascoltare in anteprima con la sua chitarra classica. Ovviamente per almeno due o tre prove nessuno capiva una fava né del pezzo né di quel che avrebbe dovuto fare. Poi, dai e dai, se ne veniva fuori in qualche modo. Eugenio, il bassista e secondo compositore, era amico di infanzia di Cesare, ed insieme vantavano una serata musicale in cui aveva preso parte anche Alberto Camerini, quello di Rock'n roll robot, (http://www.youtube.com/watch?v=zDzieioM05g) nonché chitarrista nel mitico album Sugo di Eugenio Finardi (http://www.youtube.com/watch?v=mAI_spKLTNk). Poi c'erano Stefano, il chitarrista bravo, Pierantonio allo strombazzometro (tastiere), ed io alla chitarra dissonante (nel senso che prendevo una nota giusta su tre). A incorniciare il poster del gruppo c'erano i titoli dei nostri pezzi. Belli, densi, incomprensibili: Baruffa, Miele, Il diavoletto nella mutanda, Spermatozoo, Tette molli, Limone, Piede di porco, giusto per fare qualche esempio.
Le prove le facevamo alla cascina di Cesare, a Galliate, e io ci andavo per stradine secondarie, tutte in mezzo ai campi, mettendoci il triplo del tempo, ma evitando le incazzature delle code di Corso Trieste. La stessa stradina che oggi è qui, tranciata in due dal doppio bisturi a due lame della TAV e sovrastata da un fuoco artificiale di svincoli e cavalcavia che sembrano spuntati in una notte.
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| Beatles |
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| Janis Joplin |
Ci rimango male, cerco di trovare un varco ma niente: della mia stradina e della mia voglia di pellegrinaggio a quelli della TAV non gliene può fregar di meno e neppure un sottopassaggio piccolo piccolo ci hanno costruito. Barbari.
Pazienza, decidiamo di raggiungere Galliate costeggiando il Canale Cavour, come abbiamo già fatto qualche mese fa (vedi il post: “Le fonti del riso”) per poi proseguire in questo giro che prevede di costeggiare il Ticino lungo le due sponde Piemontese e Lombarda attraversandolo prima al ponte di ferro della strada che porta a Malpensa e al ritorno al ponte di ferro di Turbigo. Sono “solo” 60 km e ci pare giusto iniziare verso mezzogiorno, come nostro solito, visto che le ore di luce pomeridiane sono appena poco più di quattro.
A Galliate, visto che abbiamo appena iniziato e il tempo è poco, decidiamo che è una buona idea fermarci a casa di Cesare per un saluto. Oggi Cesare non suona più la batteria, ma da vero artista ha saputo trasformare le bacchette in pennelli, le pelli in tele e si è messo a dipingere. Soggetti vari, spesso musicali, perché un musicista è tale anche quando dipinge. Al momento sta lavorando a un ritratto dei Beatles, quasi ultimato, mentre noi gli compriamo un bellissimo primo piano di Janis Joplin che devi andarci davvero vicino per capire che è un dipinto e non una foto.
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| Batteristi grandi e piccini |
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| Meraviglie della natura |
Traversiamo il fiume, a metà del giro, che sono le tre passate e il sole ci fa bai bai ridacchiando rubicondo della nostra lena. Il momento topico del giro arriva poco prima di Turbigo: un “ponte Tibetano” all'altezza vertiginosa di 8 metri su uno degli affluenti del Ticino. Al Ciccio abbiamo fatto una testa così per tutta la giornata con questo ponte che lui si immagina di trovare pitoni, tigri e coccodrilli affamati pronti a ricevere il malcapitato che si ribalta nell'orrido senza fondo. Quello che ci attende è un ponticello su cavi di acciaio che sorreggerebbero un grattacielo: stretto ma solido come un cavalcavia. Per dare un po' di suspence do qualche scrollone ma con scarsi risultati. E i coccodrilli sono andati tutti a svernare nel Borneo, per cui non ne vediamo nemmeno uno.
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| Impavidi |
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| I coccodrilli non ci sono più |
L'ultimo tratto prima del ponte di Turbigo è divertente, tutto per sentierini adatti a mountain bike. Verso la fine cerco di dare un senso a quest'avventura ribaltandomi in una buca lasciata da un albero divelto, ma mi impolvero giusto un po' non riuscendo neppure a stortare la ruota anteriore della bici. Torniamo in Piemonte che è praticamente buio e il ritorno a Novara non è altro che una decina di km di statale trafficata e noiosa.
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| Il sole fa bai bai |
Curiosi di sentire che accidenti suonavamo? Beccatevi questo Spermatozoo (vedi sotto...), registrato dal vivo a Novara in Piazza Martiri nel lontano.... boh, e chi se lo ricorda.
La strada
Tragitto: ad anello (Novara, Galliate, Ticino, Ponte di ferro, Ponte Tibetano, Ponte di ferro di Turbigo, Galliate, Novara)Lunghezza: 52,71 km
Dislivello: 100 m circa
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