La storia
Chi non cerca trova. Oppure chi cerca, trova qualcos'altro. Esci per portare a spasso il cane e invece che pestare una merda pesti un biglietto da cinquanta euro (a me è successo, ma solo una volta, purtroppo). Oppure vai a far la spesa al supermercato e incontri l'amico arricchito che ti offre una crociera di due settimane sul suo bialbero ormeggiato a Finale Ligure (mai successo, ma non si sa mai).
Oppure parti per visitare un'abbazia medievale e ti trovi in una comunità tipo
Peace and Love che vive restaurando vecchie cascine abbandonate.
 |
| La facciata dell'abbazia di S. Nazzaro |
Il programma prevede un giro ad anello con destinazione principale S. Nazzaro Sesia, paesino in sé poco significativo ma dotato di una splendida abbazia che si è sviluppata attraverso ben quattro secoli, fra l'XI e il XV. Usciti da Novara nel casino di Corso Vercelli deviamo prima verso Casalgiate e poi direttamente su sterrato attraverso le risaie, che oggi sono in piena modalità “Van Gogh” (vedere il post
Le fonti del riso).
A completare l'idilliaco paesaggio campestre incontriamo mazzi di aironi: nei campi, appollaiati sugli alberi, lungo la strada. Ce ne sono così tanti da far sembrare i piccioni di Piazza Duomo una specie in estinzione. Francesco non riesce a capire perché ogni volta che vediamo un airone io e Meri sembriamo uscire di senno, come se avessimo visto un panda giocare a briscola con un dromedario in Piazza Cavour. Gli spieghiamo che una trentina d'anni fa gli aironi erano veramente merce rara, tanto da far intitolare una delle più famose riviste di viaggi e natura
Airone (anche se pare che oggi vogliano cambiarle il nome e chiamarla
Piccione).
A S. Nazzaro ci fermiamo per un panino al tavolino da pic-nic del XX secolo che orna un angolino del prato a fianco dell'abbazia e nel frattempo corro su Wikipedia a cercare di riempire i miei abissi di ignoranza sulla storia e lo stile di questo posto. Non sto a ripetere quello che comunque potete trovare
qui, ma non posso non parlare della mia sorpresa quando scopro che l'abbazia nasce nel 1040 per volere del vescovo di Novara Riprando.
 |
| Chiostro e campanile dell'abbazia di S. Nazzaro |
Questo nome potrebbe risultare insignificante, ma a me e Meri riporta indietro di almeno vent'anni, quando leggemmo il romanzo Odo e Riprando, dell'autore novarese
Tripeleff. Cercando sulla rete scopro che il romanzo è liberamente scaricabile e leggibile a questo indirizzo (
http://www.tripeleff.org/riprandiana/prima-storia/index.html). Occhio però, che è un romanzo del tutto fuori dal consueto e adatto solo a chi non abbia paura di sapori forti e speziati. Lettore avvisato....
Scatto qualche foto di nascosto alla facciata, al chiostro e al campanile. Di nascosto, perché un cartello ci informa che non è consentito effettuare foto o riprese senza l'autorizzazione del parroco. Dove sia il problema mi sfugge ma fa nulla.
 |
| Un pastorello in più |
Prima di ripartire tentiamo una visita al museo dei ceppi, un museo dove
sono raccolte delle specie di sculture lignee fatte con ceppi di legno
raccolti sulle sponde del Sesia. Fallita la visita causa museo chiuso
ripartiamo, direzione sponde del Sesia e poi ritorno via Casalbeltrame.
È lungo il ritorno che notiamo un presepe particolare, con figure in
scala 1:1 realizzato in cemento e addossato al lato di una cascina. È
bello, sorprendente e un po' fuori fase rispetto alla costruzione e al
paesaggio. Sul portone che conduce all'interno della cascina una
scritta: Ricostruttori. Decidiamo che la curiosità va soddisfatta, per
cui entriamo.
 |
| Angelo trombettista |
Il cortile è una specie di cantiere con 4-5 muratori che stanno
restaurando una facciata. Chiediamo informazioni e ci viene incontro
Paolo, uno dei lavoratori, bello robusto e barbuto, come del resto sono
barbuti tutti gli altri. Paolo ci racconta di loro e del posto. I
ricostruttori sono una sorta di congregazione religiosa che ha come
missione quella di avvicinare la gente alla meditazione e alla
preghiera. Lo fa restaurando vecchi cascinali in rovina comprati per un
tozzo di pane (si fa per dire), vivendoci dentro e organizzando attività
di vario tipo (corsi, spettacoli, conferenze). L'ambiente è strano,
sembra di essere tornati indietro di una 40-50ina d'anni e di essere
finiti in una comunità hippie, tipo quella descritta in modo magistrale
da
Gianni de Luca e Gianluigi Gonano nell'episodio
Il caso della freccia del Commissario Spada
(mitico fumetto degli anni '70, che vi potete leggere
qui). I muri delle parti restaurate sono
decorati con affreschi multicolori che richiamano non solo alla
religione cattolica, ma anche ad altre religioni (buddhista, induista).
 |
| L'esterno di una parte restaurata |
Paolo ci racconta anche del luogo. La
cascina S. Apollinare
non è una cascina qualsiasi, ma nientemeno che un avamposto templare
del XIII secolo che era utilizzato come punto di appoggio dai cavalieri
templari nei loro viaggi (non propriamente turistici) da e verso la
Terra Santa. Il chiostro (ancora totalmente incolto) ha le pareti
affrescate stile hippie con immagini prese dalle leggende templari e dai
miti del Sacro Graal. Rimaniamo una mezz'ora circa e Paolo ci guida
attraverso le aree restaurate, ed utilizzate per le loro attività, e
quelle ancora da restaurare, come la chiesetta al cui esterno abbiamo
visto il presepe e al cui interno sono custodite le reliquie di
Santa Esuberanza una santa bambina di cui non abbiamo trovato alcuna traccia se non sui vari siti dei Ricostruttori. Chitarre e strumenti musicali sono sparsi un po'
ovunque.
Ci lasciamo per tornare a Novara che ci sembra di
conoscerci un po', e con la voglia di capire un po' di più di questo
luogo e di questa gente. Vedremo che succederà, se qualcosa succederà.
La strada
Tragitto: ad anello (Novara-Calsalgiate-Marangana-Casalbeltrame-S. Nazzaro Sesia-Casalvolone-Pisnego-Ponzana-Casalgiate-Novara)
Lunghezza: 54,8 km
Dislivello: irrilevante
Clicca qui per traccia GPS