La storia
Dicono che fosse un raccomandato del Re. Anche se non si capisce perché il reggente dei Savoia proteggesse un architetto che voleva ristrutturare la sua “modesta” casa trasformandola nella reggia di un imperatore, mandandolo di conseguenza in bancarotta. Quando l'architetto spostò le sue mire di grandezza su una piccola cittadina rurale abbastanza lontano dalla capitale, Sua Maestà tirò un sospirone di sollievo e si adoperò affinché non tornasse più indietro.L'architetto non si lasciò scoraggiare, e proseguì per l'unica strada possibile: la sua. Quando gli chiesero di dare una sistematina al duomo medievale, che era un po' malandato, lo rase letteralmente al suolo sostituendolo con un mostro ornato di porticati, colonne e capitelli. Inspiegabilmente lasciò la torre del campanile, sebbene incappucciata da una cupoletta verde che pare un carciofo su uno stelo di rosa.
La stessa sorte capitò alla casa del conte Pignatelli, ufficiale dell'esercito. Si era rivolto all'architetto con fiducia, ignaro del suo furore iconoclasta e rigeneratore. “Una mano di bianco e qualche lavoretto per sistemarla” pare abbia detto. Qualche tempo dopo fece una passeggiata sui baluardi per controllare i lavori, e, arrivato di fronte ad una spianata ricoperta di macerie, pensò di aver sbagliato strada. Neanche il suo battaglione con i migliori obici del regno avrebbe potuto fare un lavoro più pulito.
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| Primavera n. 1 (non c'entra col testo ma fa nulla) |
Così sorse un palazzo che avrebbe ospitato, più che una famiglia, una piccola divisione dell'esercito, dove senza una mappa c'era il rischio di perdersi per venir ritrovati ormai cadaveri, morti per inedia. La casa però, negli spazi sconfinati del cervello dell'architetto, non era importante in sé, ma funzionale ad un'altra idea, assai più grandiosa e inconfessabile.
Vorremmo una cupola sulla basilica del Santo Patrono, gli avevano chiesto i notabili della città, una cupola piccola e bassa, senza troppe pretese. La casa del Conte si trova proprio davanti alla basilica, a perfetto completamento del suo quadro artistico: la casa come base prospettica di una cupola che fosse l'esatto complementare della richiesta. Un missile di cento e passa metri puntato al cielo e appoggiato sul tetto della basilica. Naturalmente il progetto rimase segreto anche ai committenti e, quando i soldi furono finiti, della cupola non c'era traccia ma la basilica era stata rinforzata come se dovesse reggere chissà cosa. La protezione del Re gli consentì di evitare la galera e, anzi, di ottenere ancora più soldi. Al termine dei lavori la basilica era in uno stato, se vogliamo, ancor peggiore: niente cupola, ma un ordine circolare di colonne con un enorme buco in mezzo.
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| Primavera n. 2 (vedi sopra) |
È una storia buffa quella dell'Architetto raccontata da Sebastiano Vassalli in Cuore di Pietra, ma nel carnevale di personaggi inventati e aneddoti difficili da verificare la magniloquenza architettonica dell'Architetto, ispirato ad Alessandro Antonelli è difficile da negare.
Oggi la cittadina del romanzo, Novara, è ancora piccola, rurale, e la cupola sorprende come allora, pietra miliare visibile da lontano, contrappunto piccolo ma imponente alla maestosità della parete sud del Monte Rosa nelle rare giornate senza foschia. Un'opera folle, insensata, ma bella. Forse l'unica cosa bella (i Torinesi non me ne vogliano) che sia mai stata realizzata da Antonelli, che nella sua vita ha sparso per il Piemonte il suo pensiero artistico nella forma di elefanti architettonici di dubbia digeribilità.
In questa giornata di una primavera che vediamo con il contagocce decidiamo di pedalare verso una delle sue opere, concepita alla tenera età di 22 anni, che nella sua vita ha avuto alterne fortune. Ci portiamo avanti in auto e le catene iniziato a cigolare con regolarità a Ghemme per lasciare la direzione orizzontale a Romagnano, dove puntiamo grosso modo a ore 2.
Le salite non sono ancora il nostro forte e mi rimane ancora misterioso il fatto che a piedi riesca a fare 800-1000 metri di dislivello senza eccessiva fatica mentre a pedali basta un'infima variazione di pendenza per spezzarmi in due. Comunque, concentrandomi sul respiro per evitare l'iperventilazione da attacco cardiaco, arrivo alla meta tutto sommato ancora intero, e con me il resto dell'allegra truppa familiare.
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| Super duper Sanctuary |
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| Giganti e bambino |
Dopo un panino tentiamo la visita all'interno, ma l'escursione termica interno-esterno da broncopolmonite ci fa desistere quasi subito. Il ritorno è senza storia, quasi come l'andata. Mentre pedalo mi chiedo cosa scriverò di questo giro e non mi viene in mente proprio niente, tanto che tento di giocare il jolly e chiedo al Ciccio se vuole scrivere lui la puntata per il blog. Al sì entusiastico, però, non è seguito alcun testo ed ecco spiegati i mesi di silenzio, fino a che non mi è saltato il ghiribizzo di andare a rastrellare qualche fatto curioso dell'architetto nostrano.
Su una pagina del comune di Maggiora (dove Antonelli riposa) c'è un elenco delle sue imprese architettoniche: circa una cinquantina. Ci si potrebbe organizzare un bel giro culturale, magari in bicicletta, ma mi sa che non sarò io a farlo.
La strada
Tragitto: ad anello (Ghemme, Romagnano, Santuario di Boca, Prato Sesia, Romagnano, Ghemme)Lunghezza: 37 km circa
Dislivello: 250 m circa in salita e altrettanti in discesa
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