La storia
Due
stivali verdi su uno sterrato. Mezzo grado più in su, una doppietta
a tracolla. Qualche metro più avanti un segugio gioca col fiuto
strusciando il tartufo fra i cespugli. Frammenti che attivano il mio
orobilogio. A differenza di
quello di Saltatempo
(nell'omonimo romanzo di Benni) il mio orobilogio non sa andare
avanti ma solo indietro, come per tutti del resto. Ma è comunque una
reazione a catena di frammenti freschi che scalzano frammenti vecchi
dal fondale limaccioso dei ricordi dimenticati.
Il centro di questo ricordo è mio padre. Uomo buono, mite e
taciturno, napoletano amante della pianura Padana e della nebbia.
Cacciatore e cercatore di chiodini. Il satellite sono io, bambino,
che a caccia e a funghi non ci volevo mai andare mentre lui mi voleva
con sé, perché non puoi non condividere ciò che ami con chi ami.
Una volta l'ho quasi ammazzato, mio padre. Eravamo sulle colline di
Fara a cacciar fagiani. Preso dall'avventura sento un rumore: "Un
fagiano, papà ti aiuto" e tocco il fucile a tracolla per
togliere la sicura. Giuro che non so ancora oggi cosa sia successo,
ma il fucile ha sparato, con la canna a cinque centimetri dal suo
orecchio sinistro. Non mi sgridò neppure, cercò solo di
tranquillizzarmi, anche se oggi penso che i suoi tre infarti e la sua
morte a 52 anni forse sono dipesi un po' anche da quell'evento.
 |
| Là dove c'erano le spighe... |
Se questo fosse un romanzo ora scriverei che da quel giorno non
tornai più a caccia, ma la realtà è che non mi ricordo cosa feci.
Forse ci sono ancora tornato qualche volta, sempre di malavoglia.
Quel che mi ricordo è che un bel po' di anni dopo andai a votare al
referendum contro la caccia, e mio papà mandò giù il rospo a
fatica. Chissà com'è il regolamento venatorio nei verdi pascoli;
non so perché ma ho l'idea che lì sia un parco nazionale infinito
e, comunque, i due fucili se li è dimenticati qui, per cui se ne
sarà pur fatta una ragione.
Uomo buono e mite, dicevo, a dispetto della doppietta e dei fagiani
alla cacciatora. Quando è venuto al nord ha passato cinque anni in
finanza al confine con la Svizzera. Allo scadere del quinto anno si
era fatto amico tutti quanti: colleghi, capi e contrabbaddieri.
"Erano povera gente con famiglia", mi diceva, e non ce la
faceva proprio a pizzicarli mentre valicavano il confine con lo zaino
stracolmo di Marlboro di contrabbando.
 |
| Acquedotto post-romano visto da sotto |
Malgrado
i suoi studi fossero fermi, a far tanto, alla quinta elementare, la
sua vera vocazione era quella di insegnante, che trovò la sua
realizzazione nella scuola guida. A casa era sempre tranquillo, come
se la vita fosse un bicchiere di acqua fresca da sorseggiare in
piscina. Mia madre, che sapeva bene i pensieri e le tribolazioni del
suo uomo preso fra la concorrenza dei colleghi e le
capetoste delle vedove sessantenni e spatentate, non
si spiegava dove trovasse tutta quella tranquillità. Lo capì una
domenica, quando papà tornò a casa scosso come non mai: era nei
boschi e un passante lo aveva beccato a sparar fucilate mentre urlava
minacce indicibili. Fortunatamente lo sventurato ebbe il tempo di
rendersi conto che la vittima non era un essere umano, ma un povero
castagno con la corteccia un po' sbucciata dai piombini.
Imbarazzatissimo e mortificato, mio padre spiegò che ogni tanto
aveva bisogno di sfogarsi, e il suo troppo amore per la famiglia, e
il genere umano in generale, lo portava a prendersela con i vegetali
immaginando le sembianze di chi minava giornalmente la sua
proverbiale pazienza o lo costringeva ad ingoiare rospaccioni
indigeribili.
 |
| Acquedotto post-romano visto da sopra |
Tutto questo è un flash di un istante mentre pedaliamo lungo la
sponda sinistra dell'Agogna appena fuori Novara, in questa mattina
dove tutto sembra morente. I fagiani, che verranno forse sforacchiati
dai due cacciatori, il riso, impallidito di fronte all'imminente
decapitazione, l'estate, che tenta ancora di dire la sua in questa
metà di un'ottobre che se la ride, perché sa che tanto questo è il
suo tempo. Se l'autunno è da sempre metafora di vita che si spegne
un motivo ci sarà pure.
Fra Novara e Nibbiola lasciamo il torrente e la
prendiamo alla larga, in una valletta verdeggiante dove passiamo
sotto a un vecchio acquedotto, non proprio romano ma di fattezze
simili. Lasciamo le bici ed andiamo a curiosare su per una delle due
sponde, dove giungiamo a una casa con laghetto privato e un canalino
che si incunea nell'alveo dell'acquedotto per andare a irrigare
chissà cosa.
 |
| Laghetto privato con probabili trote salmonate |
Nei pressi di Granozzo con Monticello riacchiappiamo l'Agogna. Qui il
paesaggio è divertente, e fa dimenticare i languori autunnali. Pare
di essere in un Monferratino, piccolo piccolo, con dei saliscendi che
sembrano colline a scartamento ridotto. Ritornando a Novara lungo la
sponda destra del torrente facciamo sosta pipì, che di più non ci
possiamo permettere, dal momento che non ho portato nemmeno la foto
di un panino. Guardo il torrente e mi stupisco di quanto sia bello.
Forse perché da sempre il nome Agogna per me ha fatto rima con
“fogna” ho sempre snobbato questo corso d'acqua domestico che
invece, forse, penso debba avere qualcosa da dire. Non è escluso che
ci torneremo.
 |
| L'Agogna, che non fa più rima con "fogna" |
La strada
Tragitto: ad anello (Novara-Sponda sinistra dell'Agogna-Nibbiola-Granozzo con Monticello-Sponda destra dell'Agogna-Lumellogno-Novara)
Lunghezza: 32,0 km
Dislivello: qualche decina di metri
Clicca qui per traccia GPS
I ricordi affiorano,per un paesaggio, un suono,un odore...
RispondiEliminaHai riabilitato L'agogna, che faceva rima con fogna, bello questo pensiero.
Pedalando hai potuto godere della vasta pianura Padana nei suoi colori autunnali, della nebbiolina che s'alza dalla terra.
Grazie del racconto e memoria del tuo papà che hai condiviso.
Ps. Mi sembra di riconoscere quelle due persone in bici :-)
Ciao Daniele
Grazie Dani, e' un onore per me avere un tuo commento, tu che per prima mi hai fatto scoprire il mondo dei blog!
EliminaGrazie..
RispondiEliminale parole, le emozioni a cui spesso non so dar voce mi hanno teneramente avvolta,stamattina. Leggere del tuo papà è stato come vedere, al femminile, la mia mamma...a cui ancora non posso pensare senza bagnarmi il viso. Forse ora staranno sorridendo insieme.
Ti voglio bene
Ciao Rose, grazie per il tuo commento. Ho scoperto che pedalare e scrivere è un bell'esercizio. Aiuta a fermarsi e pensare un po' di più a chi siamo e siamo stati. Un abbraccio
Elimina