La storia
Questo
giro ce l'avevamo in canna da un po' di tempo. Un anello nel
nordovest della campagna novarese a caccia di pezzi di storia noti e
meno noti conficcati nel terreno argilloso fra i campi di riso, come
frammenti sopravvissuti all'esplosione di un futuro che è per noi
comunque già passato.
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| La Badia di Dulzago da lontano |
All'altezza
di Cavagliano prendiamo per i campi e, spaventando ora un fagiano ora
una cornacchia, puntiamo verso la Badia di Dulzago, antico centro
religioso e agricolo fondato nel XII secolo dai Canonici
Regolari e dedicato a San
Giulio, il Santo che pare abbia liberato l'omonima isola sul Lago
d'Orta da draghi e bestie feroci prima di installarci il suo quartier
generale.
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| Gatto in finestra |
Quando arrivò Napoleone non si fecero troppi complimenti. Sequestrò
tutto quanto, intensificò la produzione di riso ed ebbe risotto a
volontà per lui, la famiglia e gli accoliti per molti anni a venire.
La tenuta ritornò in mani italiane, per la precisione al Conte
Vitaliano Borromeo Arese, verso la metà dell'800. Successivamente la
famiglia Borromeo parcellizzò e rivendette la tenuta, decretando al
tempo stesso la fine di questo microscopico pezzo di società.
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| San Giulio sbarca a Orta e fa fuori le bestie feroci |
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| Oratorio di Santa Maria in Linduno |
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| Castello di Proh, rifatto nel 1960 |
Si pedala sempre verso ovest, in direzione delle colline di Briona,
che lambiamo appena, senza affrontarle. Anche se ai castelli di
Agnellengo (trasformato in un ristorante) e di Proh (rifatto
all'esterno, un po' stile Carcassonne, e abbandonato all'interno)
dedichiamo giusto una merenda, (visto che ormai la sera avanza anche
se c'è ancora l'ora legale a darci una mano), non possiamo non
gustare una ciliegina inaspettata prima della volata finale: un ponte
medievale sulla Roggia Mora che se non ci sbatti contro non c'è
verso di vederlo. Lo notiamo quasi per caso, grazie ad un cartello
che attira la nostra attenzione lungo la sterrata che affianca la
roggia.
È un ponte a schiena di mulo che veniva utilizzato anche come luogo di riscossione di dazi e gabelle. Saliamo sul ponte e chiedo a Franci di farmi una foto. Mentre sono in posa da Indiana Jones, Franci mi fa: “Papà un serpente”. “Sì, va là, fammi sta foto” replico io senza dar troppo peso all'affermazione. “Papà il serpente”, insiste, e io: “Sì, c'è anche il drago, allora la fai la foto o diventiamo tutti nonni?”. “Papà, il serpente, ti dico”. Alla terza reiterazione del pensiero concludo che valga la pena effettuare una torsione del busto e buttare l'occhio dietro di me. Voltarmi e saltare avanti (rischiando il bagno nella roggia) è un tutt'uno, che dietro di me c'è un biscione (se di biscia si tratta) di un metro e mezzo che slinguetta sibilando e poi tranquillamente si intrufola nelle verzure ai piedi del ponte. Mai sottovalutare gli avvertimenti di un bambino.
Quando torniamo a Novara, dopo una volata a tavoletta, abbiamo
percorso 59,6 km. Il Ciccio insiste per farci un giro dei baluardi
per arrivare a 60. Non esiste proprio.
La strada
Tragitto: ad anello (Novara-Badia di Dulzago-Alzate di Momo-Agnellengo-Proh-Caltignaga-Novara)Lunghezza: 59,6 km
Dislivello: solito piattume
Clicca qui per traccia GPS






Caro Daniele questi luogni molto belli io li conosco.
RispondiEliminaPerò rivederli e lerggere il tuo racconto sono ancora più belli,e certamente io non ci sono stata in bici.
Se io avessi visto una biscia o qualunque cosa che striscia più grande di una lucertola sicuramente sarei svenuta :-)
Siete davvero bravi,"il ciccio" è davvero un tesorino .
Vi abbraccio!
dani
Ps,Se vuoi togliere nei commenti il codice "captcha", che è assai fastidioso!
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Ciaooooo
Fatto. Grazie. Magari sai anche come sistemare l'orario, che mi pare assurdo.
EliminaSì!
EliminaVai su design- impostazioni-lingua e formattazione-fuso orario-
(GMT+01:00)ROMA
formato ora Es. 20:44
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ciao!