mercoledì 7 novembre 2012

Schegge del tempo (21 ottobre 2012)

La storia

Questo giro ce l'avevamo in canna da un po' di tempo. Un anello nel nordovest della campagna novarese a caccia di pezzi di storia noti e meno noti conficcati nel terreno argilloso fra i campi di riso, come frammenti sopravvissuti all'esplosione di un futuro che è per noi comunque già passato.

La Badia di Dulzago da lontano
Si parte in direzione di Bellinzago, lungo una sterrata che affianca il Canale Regina Elena. A destra la statalona del Lago Maggiore che corre, fregandosene di tutto tranne, forse, della destinazione, qualunque essa sia. A sinistra l'ormai noto scacchiere delle risaie trasformato quasi ovunque in stoppie e rotoloni di fieno in attesa di rallegrare le mangiatoie del bestiame durante l'inverno.

All'altezza di Cavagliano prendiamo per i campi e, spaventando ora un fagiano ora una cornacchia, puntiamo verso la Badia di Dulzago, antico centro religioso e agricolo fondato nel XII secolo dai Canonici Regolari e dedicato a San Giulio, il Santo che pare abbia liberato l'omonima isola sul Lago d'Orta da draghi e bestie feroci prima di installarci il suo quartier generale.

Gatto in finestra
Verso la metà del 1400 la badia finì nelle mani dell'Abate commendatario Leonardo Sforza (fratello di Galeazzo Maria) che capì dove stava il business molto più dei canonici e la trasformò in un attivo centro agricolo. I contadini ci vivevano, lavoravano e spesso lì morivano, trovando ospitalità eterna nel piccolo cimitero appena fuori del perimetro della badia.

Quando arrivò Napoleone non si fecero troppi complimenti. Sequestrò tutto quanto, intensificò la produzione di riso ed ebbe risotto a volontà per lui, la famiglia e gli accoliti per molti anni a venire. La tenuta ritornò in mani italiane, per la precisione al Conte Vitaliano Borromeo Arese, verso la metà dell'800. Successivamente la famiglia Borromeo parcellizzò e rivendette la tenuta, decretando al tempo stesso la fine di questo microscopico pezzo di società.

San Giulio sbarca a Orta e fa fuori le bestie feroci 
Dopo un panino, sgranocchiato camminando fra le corti e spiando negli appartamenti ormai disabitati dei contadini, giochiamo un po' con i gatti, che sembrano gli unici abitanti rimasti alla badia (anche se qualche casa risulta chiaramente abitata). Poi partiamo, che la giornata avanza, mentre noi molto meno, per ora. Dopo neanche un minuto siamo già fermi per una sosta al cimitero, diroccato ma ben tenuto. Poche lapidi, ma chissà quanti volti, storie, speranze, fatiche, vite intere spese nella terra e nel fango. E noi qui che ci pare di fare chissà che cosa a pedalare qualche ora e cercare di mettere insieme pochi frammenti di un passato che ci è alieno almeno quanto E.T.

Oratorio di Santa Maria in Linduno
Quando ripartiamo puntiamo la ruota anteriore verso ovest, in direzione della statale del Lago d'Orta. Passando per un piccolo gruppo di case di campagna appena fuori Momo l'occhio mi casca su una chiesetta dalla facciata giallo-ocra. Ci fermiamo e torniamo sulle nostre tracce per inoltrarci nel borgo. La chiesetta è, tecnicamente, un oratorio del XIV secolo. Una targa riempie, per quel che è possibile, i nostri abissi di ignoranza informandoci che l'oratorio di Santa Maria, come anche il centro abitato di Linduno, erano legati alla Badia di Dulzago e da essa dipendevano fino a che, verso il 1500, l'oratorio non venne abbandonato dai canonici ed utilizzato come magazzino. Purtroppo la chiesa apre solo una volta l'anno, il 25 aprile (strana data, davvero), per cui dobbiamo rinunciare agli affreschi che ne ornano l'interno. 
Castello di Proh, rifatto nel 1960
 
Si pedala sempre verso ovest, in direzione delle colline di Briona, che lambiamo appena, senza affrontarle. Anche se ai castelli di Agnellengo (trasformato in un ristorante) e di Proh (rifatto all'esterno, un po' stile Carcassonne, e abbandonato all'interno) dedichiamo giusto una merenda, (visto che ormai la sera avanza anche se c'è ancora l'ora legale a darci una mano), non possiamo non gustare una ciliegina inaspettata prima della volata finale: un ponte medievale sulla Roggia Mora che se non ci sbatti contro non c'è verso di vederlo. Lo notiamo quasi per caso, grazie ad un cartello che attira la nostra attenzione lungo la sterrata che affianca la roggia.

È un ponte a schiena di mulo che veniva utilizzato anche come luogo di riscossione di dazi e gabelle. Saliamo sul ponte e chiedo a Franci di farmi una foto. Mentre sono in posa da Indiana Jones, Franci mi fa: “Papà un serpente”. “Sì, va là, fammi sta foto” replico io senza dar troppo peso all'affermazione. “Papà il serpente”, insiste, e io: “Sì, c'è anche il drago, allora la fai la foto o diventiamo tutti nonni?”. “Papà, il serpente, ti dico”. Alla terza reiterazione del pensiero concludo che valga la pena effettuare una torsione del busto e buttare l'occhio dietro di me. Voltarmi e saltare avanti (rischiando il bagno nella roggia) è un tutt'uno, che dietro di me c'è un biscione (se di biscia si tratta) di un metro e mezzo che slinguetta sibilando e poi tranquillamente si intrufola nelle verzure ai piedi del ponte. Mai sottovalutare gli avvertimenti di un bambino.
Ponte medievale delle gabelle
Quando torniamo a Novara, dopo una volata a tavoletta, abbiamo percorso 59,6 km. Il Ciccio insiste per farci un giro dei baluardi per arrivare a 60. Non esiste proprio.

La strada

Tragitto: ad anello (Novara-Badia di Dulzago-Alzate di Momo-Agnellengo-Proh-Caltignaga-Novara)
Lunghezza: 59,6 km
Dislivello: solito piattume
Clicca qui per traccia GPS

4 commenti:

  1. Caro Daniele questi luogni molto belli io li conosco.
    Però rivederli e lerggere il tuo racconto sono ancora più belli,e certamente io non ci sono stata in bici.
    Se io avessi visto una biscia o qualunque cosa che striscia più grande di una lucertola sicuramente sarei svenuta :-)
    Siete davvero bravi,"il ciccio" è davvero un tesorino .
    Vi abbraccio!
    dani

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  2. Ps,Se vuoi togliere nei commenti il codice "captcha", che è assai fastidioso!
    Vai in designe-impostazioni-post e commenti-mostra test di verifica-clicchi no-poi salva impostazioni.
    Ciaooooo

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    1. Fatto. Grazie. Magari sai anche come sistemare l'orario, che mi pare assurdo.

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    2. Sì!
      Vai su design- impostazioni-lingua e formattazione-fuso orario-
      (GMT+01:00)ROMA
      formato ora Es. 20:44
      salva impostazioni
      ciao!

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