La storia
Uno, due. Destro, sinistro. Diastole, sistole. Inspirare, espirare. È una danza sincrona, a braccetto, che ho imparato a quattordici anni. Ero un novello scout, allora, e fino a quel giorno la forza di gravità e la mia direzione erano sempre andate d'amore e d'accordo, due frecce puntate insieme verso il basso. E la montagna non poteva che essere coperta di bianco per essere tale. Insomma, in montagna ci ero andato sempre solo per sciare.Quel giorno, a Boccioleto, in Valsesia, non c'erano né la neve, né gli impianti. E io dovevo camminare, in salita, con uno zaino a palla da paura, senza possibilità di scampare a quello che mi sembrava, come minimo, un calvario. Dopo neanche mezz'ora ero rimasto dietro, solo, senza forze e con una gran voglia di piangere. Lì, seduto per terra, capii che la soluzione non stava nel muscolo, ma nel respiro. Uno, due. Destro, sinistro..... La sincronia fra il passo e il respiro era la chiave di volta che permetteva alla fatica di essere superabile, alla sofferenza di essere sopportabile e alla mente di potersi staccare e pensare ad altro.
Col tempo la danza del fiato mi è entrata dentro al punto che attacca che neanche ci penso. In piano, ognun per sé, ma non appena avvertono il tiro della salita, passo e respiro si mettono d'accordo: "Pronto? Quasi, aspetta. Dai che vado. Un attimo ti dico... OK, ci sono. Allora via!" - Destro, sinistro. Inspirare, espirare....
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| Ognuno fa la sua parte |
Sento il Ciccio che mi sorpassa, borbottando e lamentandosi mentre sale, lento e inesorabile. Come faccia a parlare mentre pedala in salita mi è oscuro a tal punto che lo accetto con un atto di fede, come di fronte ad un evento soprannaturale. Meri è già su in paese che ci aspetta, e dopo cinque minuti riparto, cercando di controllare alla meglio il respiro. Mentre percorro l'ultimo mezzo chilometro penso che, fra l'altro, sono reduce da una colica renale (che di per sé meriterebbe un post) e che ho un calcolo di 1 centimetro che ringhia appena sopra la vescica. E ho anche una fame della madonna. Forse facevo meglio a stare a casa.
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| Pecore tristi fotografate male |
A invorio Meri e Franci si perdono fra i mercatini di Natale, mentre io mi siedo per terra e divoro senza alcun ritegno tutta la mia razione di cibo trattenendomi a stento dal fare fuori anche il resto alla faccia della moglie amore mio e del figlio cuore santo di padre. Lezione numero due della giornata: non lesinare sul cibo e mangiare qualcosa prima di partire, soprattutto se hai fatto colazione alle sette e mezza e non muovi il primo giro di pedali prima di mezzogiorno.
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| Ciclisti allegri fotografati male |
Sfioriamo Borgomanero e risaliamo verso Gattico, passando per Maggiate. Un altro tiro di salita, breve ma tosto, soprattutto all'inizio. Mi riconcentro sul fiato. Mando giù grandi boccate d'aria che tengo dentro fino a scoppiare prima di buttarle fuori. Continuo a non essere sicuro che sia la tecnica giusta, ma ancora una volta arrivo in fondo evitando di schiattare.
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| Estremità sud del Lago Maggiore. La barca a vela non si vede ma giuro che c'è |
Alle quattro siamo di ritorno, proprio mentre l'umido serale si fa strada attraverso le pieghe dei vestiti. Quasi trenta chilometri in tre ore più un'ora di pausa. Una media che c'è da vergognarsi a raccontarla, soprattutto a chi abbia una minima idea di cosa voglia dire andare in bicicletta. Ma chi se ne frega, dico io. Mica dobbiamo arrivare in Cina. Per ora.
La strada
Tragitto: ad anello (Arona, Oleggio Castello, Paruzzaro, Invorio, (quasi) Borgomanero, Gattico, Comignago, Dormelletto, Arona)Lunghezza: 27,7 km
Dislivello: 350 m circa
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